“Uno, tre, cinque…” – quante volte hai sentito dire che i tatuaggi dovrebbero essere in numero dispari? Molti tatuatori old school parlano di cattiva sorte legata ai numeri pari, un po’ per tramandare la tradizione, un po’ per incantare i neofiti. Ma qual è la vera origine di questa credenza? Ripercorriamo alcune storie e leggende che hanno reso il “tattoo dispari” un’usanza ricca di fascino.
Superstizioni e credenze popolari
Nel mondo dei tatuaggi, specialmente in alcuni contesti culturali, si ritiene che avere un numero pari di tattoo possa portare sfortuna, mentre il dispari possiederebbe virtù protettive. Ma da dove nasce questa convinzione?
Sfortuna per i marinai
Una delle ipotesi più accreditate collega questa credenza alle tradizioni marinaresche: nell’Ottocento, gli europei che approdarono nel Pacifico rimasero estasiati dalla tradizione locale del tatuaggio (la parola tattaw, significa “incidere, decorare”). In Europa, invece, la Chiesa l’aveva a lungo vietata fin dal Medioevo.
Così, tra gli equipaggi, prese piede l’abitudine di farsi un tattoo prima di partire, un altro all’arrivo e un terzo dopo essere tornati sani e salvi. Il numero dispari simboleggiava, dunque, che il marinaio fosse al sicuro a casa, mentre quello pari indicava di essere ancora “in viaggio” o lontano dalla famiglia.
Tale tradizione si è poi diffusa anche fuori dall’ambiente marinaresco, tanto che questa abitudine viene seguita tuttora da molti amanti dei tattoo.
Protezione divina e simbolismo naturale
In alcune culture, i numeri dispari sono considerati intrinsecamente più vicini alla natura, basti pensare ai petali dei fiori (spesso in numero dispari). Questo concetto di crescita e movimento li rendeva un emblema di evoluzione continua e, appunto, di protezione.
La “legge del terzo tatuaggio”
Dopo aver fatto il primo tatuaggio, molti appassionati ammettono di non volersi fermare. Arriva il secondo (magari per “bilanciare” il corpo o celebrare un nuovo traguardo), finché subentra la cosiddetta legge del terzo tatuaggio:
- Motivazione estetica: alcuni dicono che, con due tattoo, ci sia un’asimmetria. Aggiungerne un terzo ristabilirebbe l’equilibrio visivo.
- Desiderio di espressione: una volta superata l’emozione del primo tatuaggio, si prende facilmente gusto. Dopo il secondo, il terzo arriva quasi in automatico, come a raccontare un altro tassello della propria storia.
Il risultato? Molti collezionano tre tatuaggi in un batter d’occhio, trasformando la “regola dei dispari” in una profezia che si autoavvera.
Il tatuaggio come percorso di vita
Un’altra chiave di lettura punta sul concetto del tatuaggio come viaggio continuo di scoperta, sia interiore sia legato alle proprie passioni.
Numero dispari = mai finito
Avere un numero “non completo” simboleggia che la nostra storia non è conclusa. Siamo in evoluzione e sempre pronti ad aggiungere un nuovo segno sulla pelle.
Simbolismo dei numeri
In molte culture, i numeri dispari come 3, 5, 7… rappresentano transizione o crescita spirituale. Il 3, ad esempio, è spesso collegato a principi religiosi (Trinità) o fasi evolutive (inizio, sviluppo, compimento).
Esempi di miti e leggende in giro per il mondo
Marinai e galeotti
Oltre all’usanza ottocentesca dei marinai, anche nei contesti carcerari di certe aree dell’Europa dell’Est si consideravano i tatuaggi pari come presagio di sventura.
Per rompere la maledizione, bastava aggiungere un piccolo simbolo (anche un semplice puntino) per tornare al dispari.
Tatuaggi come “diario di viaggio”
La tradizione marittima è ricca di tattoo che narrano imprese e avventure:
- Dragone: testimonia il viaggio in Cina.
- Tartaruga: rivela l’attraversamento dell’Equatore.
- Ancora: simbolo di stabilità (Popeye ne sfoggia una sull’avambraccio).
Aspetto sociologico: il gruppo e l’identità
Un tempo, il tatuaggio serviva a identificare l’appartenenza a specifici gruppi (gang, confraternite, esercito o marina). Scegliere un numero dispari di tattoo poteva:
- Distinguerne i membri da altri gruppi.
- Rappresentare un rito di passaggio costante: ogni esperienza rilevante portava a farsi un nuovo tatuaggio, mantenendo il contatore su un valore dispari.
Nel corso degli anni, questa dimensione è diventata più personale e legata alla sfera artistica, ma molte di queste vecchie abitudini resistono ancora oggi.
Curiosità tra storia e personaggi famosi
Non solo marinai o avventurieri: Winston Churchill aveva un tatuaggio sull’avambraccio, così come altri statisti, dal presidente Franklin Delano Roosevelt a Andrew Jackson che portavano rispettivamente sul petto lo stemma araldico di famiglia e un tomahawk all’interno della coscia. Perfino lo zar Nicola II di Russia sfoggiava un dragone sul braccio destro, mentre l’inventore Thomas Edison mostrava un motivo geometrico a cinque punte.
Cosa c’è di vero?
Se guardiamo la questione da un punto di vista puramente razionale, non esiste alcuna regola che imponga di avere sempre tatuaggi dispari. Siamo di fronte a una credenza popolare, arricchita qua e là da sfumature scaramantiche. Nonostante tutto però, la leggenda del tatuaggio in numero dispari mantiene intatto il suo fascino: mescola misticismo, tradizione e storia in una formula che, ancora oggi, conquista molti appassionati.
Che si tratti di un retaggio dei marinai, di una pura superstizione o di un modo per vivere il tattoo come un viaggio in continuo divenire, è innegabile che l’idea del tatuaggio in numero dispari abbia un carisma tutto suo. E forse è proprio questo a renderlo così intrigante: l’unione di magia, racconto ed espressione personale che si perpetua sulla pelle.








